
I PAESI DELL'AIE METTONO A DISPOSIZIONE 400 MLN DI BARILI MA NON E' SERVITO A NULLA
Il rilascio delle scorte AIE
"I paesi dell'AIE metteranno a disposizione 400 milioni di barili di petrolio." Lo ha dichiarato da Parigi Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE). "Le scorte di emergenza saranno rese disponibili al mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi. I membri dell'Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo. Il rilascio coordinato delle scorte è il sesto nella storia dell'Aie, creata nel 1974.
Neppure il più grande sforzo mai fatto dall'Agenzia Internazionale dell'energia per "disinfiammare" i mercati ha raggiunto il suo obiettivo.
Il prezzo del petrolio Brent ieri più volte è tornato sopra i 100 dollari al barile, mandando ancora Ko le Borse e i titoli di Stato.

Il rischio stagflazione sui mercati
Secondo i dati di Freddie Mac negli USA il tasso medio su un mutuo fisso a 30 anni è salito al 6,11% a partire dal 12 marzo, l'aumento ha seguito l'innalzamento dei rendimenti del Tesoro in mezzo a preoccupazioni crescenti per l'inflazione alimentate dalla guerra in corso in Iran, che ha innescato il più grande aumento settimanale in quasi un anno.
Il mercato sta sempre più incorporando nei prezzi di azioni e bond il rischio di stagflazione.
Ieri le Borse sono cadute ancora una volta, pur recuperando sul finale: Milano ha perso lo 0,71%, Francoforte lo 0,21%, Parigi lo 0,71%, Wall Street l'1,52% e il Nasdaq l'1,78%.
Ma è andata bene: nel primo pomeriggio le perdite superavano anche il punto e mezzo.
Il saldo dall'inizio della guerra è pesante: da quasi -7% per Parigi a -5,5% per Londra.
Inferiore il crollo di Wall Street e Nasdaq, grazie alla maggiore indipendenza energetica statunitense. Ma ciò non toglie che da inizio anno tutte le principali Borse siano in calo.

Titoli di Stato e scenari futuri
Pesanti anche i titoli di Stato, che scontano una crescita dell'inflazione e dunque banche centrali potenzialmente più restrittive: questo ha fatto scendere i prezzi e salire i rendimenti.
Così i BTp decennali ieri sono saliti al 3,74%, dal 3,64% di mercoledì e dal 3,28% del giorno prima dell'attacco all'Iran.
Movimenti analoghi anche per i Bund tedeschi (dal 2,65% al 2,94%) e per i Tresury Usa (dal 3,96% al 4,27%). Si conferma poi la forza del dollaro (che tiene l'euro a 1,15) e la debolezza dell'oro (ieri in calo a 5.094 dollari l'oncia).
Ieri Goldman Sachs nel suo Report settimanale ha delineato uno scenario che vede l'inflazione raggiungere un picco al 2,9% nel secondo trimestre 2026, ma ha rappresentato anche gli impatti di uno scenario 'avverso' con 30 giorni di interruzioni ai flussi nello stretto di Hormuz e un prezzo del petrolio a 130 dollari e di uno 'molto avverso' 60 giorni di interruzioni e greggio a 150 dollari.
Lo scenario avverso cancellerebbe oltre uno 0,6 di crescita per l'Italia fra il 2026 e 2027, quello molto avverso si porterebbe via l'1,2% del Pil rispetto alle stime pre-guerra.
L'impennata dell'inflazione potrebbe cambiare l'atteggiamento delle banche centrali: la Bce potrebbe alzare i tassi e la Fed Usa potrebbe ridurre i tagli attesi.